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Intervista a Marco Taddei. Giovane autore dai toni surreali.

Marco è un giovane scrittore dai toni surreali, un vero artista che mette a fuoco la realtà con il suo caleidoscopio.

Leggiamo insieme i punti di vista di un giovane che, racconta come è diventato scrittore e quali sono le difficoltà che si incontrano in questo cammino fatto di suoni, rumori ipnotici, parole sghembe o del tutto inventate che però nascondono, formule magiche!

• Com è la vita di un giovane scrittore?
Beh, come tutte le altre. Per pagare l'affitto lavoro e parallelamente, tra un lavaggio di piatti e lo scongelamento di una cena, scrivo.

• Quale genere di narrativa preferisci affrontare?
Non ho un genere definito, ma sicuramente, quando ho davanti a me un foglio bianco inizio a scrivere una storia in cui subito succede qualcosa di spiazzante. Adoro la letteratura surreale e grottesca. In Italia siamo stati molto fortunati abbiamo avuto veri e propri visionari nel novecento: Tommaso Landolfi, Aldo Palazzeschi, Dino Buzzati e su tutti Giorgio Manganelli.

• Hai esordito con una raccolta di racconti, Assurda di quali temi hai trattato?
Temi veri e propri non ce ne sono, certo non affronto di petto le tematiche sociali più popolari, ma diciamo che con un linguaggio contraddittorio ed un immaginifico assurdo cerco sempre di mettere in evidenza le grandi paradossali follie che serpeggiano nella vita di chiunque. Siamo tutti coinvolti dall'assurdo, ci circonda praticamente, solo che spesso non gli diamo spago. Dovremmo lasciarlo fare invece. Dovremmo metterci da parte, almeno una volta nella vita, in un angolo, lasciargli campo libero e vedere cosa succede.

• Da dove ti vengono le idee per una storia?
Il più delle volte sono fulminato da una combinazione di elementi e poi non mi rimane che seguire le tracce...

• Che cosa desideri suscitare nei tuoi lettori?
Spaesamento. Né più, né meno. Senza pietà e senza rispetto.

• Il tuo secondo libro si intitola In Dosi Minime... va gustato come un cognac?
Eh eh eh! Qualcosa del genere. E' una raccolta di poesie, ma le poesie si sa sono mortali come un veleno. Prenderne a piccole dosi però rende più forti, immuni e quindi può permetterci di assaporare meglio con più piacere questo veleno, scoprirne i retrogusti, le gioiose papillarità, le stravaganti sapidità. C'è anche una tematica musicale – Do, Sì, Mi – che ha il suo perché nel linguaggio che ho usato, tutto fatto di suoni, rumori ipnotici, parole sghembe o del tutto inventate che però nascondono, come formule magiche, tutto il loro potenziale espressivo.

• Attualmente stai scrivendo qualcosa di nuovo?
Sto correggendo le bozze di una nuova raccolta di racconti. Sono sette racconti tutti uniti tra loro da un concetto comune, ovvero la Notte, astuta, imprendibile, viscida, ineffabile ed ineluttabile. I racconti sono popolati da personaggi bislacchi, costantemente corteggiati dalla follia.  Non manca uno humour oscuro e succulento. Ci sono racconti ambientati ai giorni nostri ed altri nel passato più medioevale. Protagonisti senza nome di tutte le età. Vecchi e bambini. Tutti tormentati dal grande cruccio della Notte e del Buio. Storie del tutto inventate che però vogliono scandagliare a fondo. Il nome provvisorio della raccolta è Storia Innaturale della Notte. Spero che presto troverà un padrino in qualche editore appassionato che sia affascinato da questo mondo lunare e visionario che ho cercato di descrivere.

• Come si fa a trovare un buon editore?
Di editori, in Italia, ce ne sono migliaia. Non tutti sono buoni, è una questione di grandi numeri. Si capisce subito se siete davanti ad un professionista, quando il contatto è diretto e schietto. Quando vi propone cose specifiche per il vostro progetto e soprattutto non parla solo di tiratura, ma anche di distribuzione. Diffidate dalle e-mail prescritte piene di complimenti che vi arrivano da gran parte dei piccoli e medio piccoli editori a cui avete spedito il vostro manoscritto. Un editore serio è per prima cosa critico con il lavoro che desidera pubblicare. Almeno questo è quello che ho imparato negli anni.

• Cosa consiglierebbe a chi vuole diventare uno scrittore?
Innanzitutto che non è una carriera. E che non ci si paga l'affitto. E' una grande passione e come tutte le grandi passioni va seguita fino in fondo. Un consiglio pratico però lo voglio dare: non fidatevi di editori che per pubblicare i vostri lavori vi chiedono dei soldi. Non funziona così.

• Scrivere è come donare un po' di sé, oppure è roba da egoisti che pensano solo al business?
Chi pensa solo a far soldi con la scrittura è più un imprenditore senza partita iva che uno scrittore. Certo bisogna essere smaliziati per poter affrontare seriamente i vasti pubblici, ma la scrittura non è un lavoro come un altro. Seppur le mie opere non siano autobiografiche è veramente difficile non trasferire qualcosa di sé nei propri scritti, anche nei progetti più sfrenati e anarcoidi trapela qualcosa, sia anche un semplice stato d'animo.

• Stai per concludere la produzione anche di un altro lavoro, un albo a fumetti intitolato “Storie brevi e senza pietà”, ci puoi parlare di questa esperienza?
L'albo è una raccolta di storie brevi – per me il racconto è un’ossessione – di cui ho scritto i testi. Simone Angelini è il disegnatore che si è occupato (alla grande) della parte fumettistica in quanto tale. Attualmente vive a Roma, ma in precedenza ci eravamo conosciuti grazie all'esperienza comune di Cartastraccia, una fanzine che aveva trovato terreno fertile a Pescara. Attualmente il progetto di fanzine si è evoluto fino a diventare un piccolo consorzio di menti e braccia pronte ad autoprodursi, pur di evitare certe pastoie dell'editoria più insidiosa. I fumetti sono incredibili. Descrivere un personaggio e poi vederlo immediatamente reificato è qualcosa di sorprendete. Il fumetto è la nuova frontiera del racconto. In Italia, dopo decenni di ostracismo e reticenze da parte dei grandi editori, posso finalmente entrare in una libreria - non un' edicola - e godermi le migliori storie a fumetti di tutto il mondo, storie meravigliose, tra l'altro, che possono confrontarsi tranquillamente con la letteratura contemporanea. Case editrici come la Coconino Press o la Black Velvet hanno fatto grandi cose.

• Quale percorso consiglieresti a chi volesse fare lo scrittore?
Difficile imparare a fare lo scrittore - possibilissimo invece raffinare il dono della scrittura. Non ho mai frequentato né un corso né una scuola di scrittura creativa, ma avrei sempre desiderato farlo, anche solo per migliorarmi e confrontarmi con altri colleghi. Ecco, forse il confronto è la cosa più importante. Bisogna sempre confrontarsi con gli altri. Imparare da chi è più bravo di noi ed essere sempre pronto ad ammettere i propri errori e le proprie lacune. Mai cercare di copiare qualcuno, ma sviluppare un proprio modo di vedere le cose. Alla fine è questo che fa la differenza: se riesci ad essere originale, riuscirai anche a crearti il tuo spazio nel mondo dell'editoria e la tua opera troverà il suo posticino nello scaffale della libreria sotto casa.

• Si può vivere di sola arte?
Certo... a patto di avere molti amici a cui chiedere vitto e alloggio a giro.

• Lavori in un'agenzia pubblicitaria, dimmi Marco preferisci più scrivere o fare il pubblicitario?
Scrittore! Senza ombra di dubbio. Diciamo così: la vera follia la vedo ogni giorno a lavoro e quella che descrivo nei miei racconti è Harmony a confronto. :-)

Fonte Marco Taddei

Scritto venerdì 25 novembre 2011  nella categoria Intervista al professionista / VIP  da La redazione

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